lunedì, gennaio 09, 2006

COLTELLI

Il tipico coltello sardo, s'arresoja o resolza, è a serramanico, la lama in acciaio, il manico in corno di muflone o di montone. La storia del coltello sardo è la storia del pastore e del contadino dell'isola. Prima di tutto strumento pratico per la vita in campagna poi simbolo di "bàlentia" e di rango sociale oggi rinasce dalle mani dei maestri artigiani come oggetto d'arte e da collezione senza perdere la sua grande praticità.

Il coltello è un oggetto indispensabile per l’uomo che vive in campagna, in modo particolare per il pastore che lo utilizza per tutte le operazioni legate al lavoro quotidiano. Non è però un arnese che ciascuno può costruirsi individualmente. Soltanto abili artigiani possono produrre il coltello. Fra i pochi centri in cui vengono realizzati i coltelli, Pattada è senza dubbio il più noto. “Sa resolza pattadesa” ha conquistato fama ed è ormai rinomata a livello internazionale. Artigiani con altissimo grado di professionalità producono rinomati coltelli non soltanto per essere usati ma anche per essere ammirati come oggetti preziosi da collezione.
"S'ARRESOJA" nasce con un manico di corna di montone, muflone o cervo, ora anche in radice di ciliegio, ginepro o mirto. Il corno viene raddrizzato a caldo e poi lavorato; talvolta assume forme originalissime che ne fanno una scultura artistica di alto pregio.

domenica, gennaio 08, 2006





SA PATTADESA:
il coltello originario di Pattada. E' considerato il coltello sardo per eccellenza. La forma classica in genere a serramanico di "SA RESOLZA" presenta , la lama a foglia di mirto . L'impugnatura è di linea molto semplice, in corno, o legno. Secondo la tradizione, furono i fratelli Mimmia (1818-1906) e Giuseppe Bellu (1830-1908) a dare vita alla produzione di coltelli pattadesi, ora famosi in tutto il mondo.


Modello di Guspinese senza punta, introdotto a seguito delle restrizioni del decreto Giolitti del 1908, che si afferma come coltello dei minatori.

Coltello a serramanico, interamente lavorato a mano ricavato da un corno intero di montone , lama in acciaio 12 C 27 lunga cm.15 e larga cm.6
Tutti ormai conosciamo questo angolo di paradiso, questa terra che, forse, a prima vista, potrebbe non dare l’impressione di essere la “vera” Sardegna,troppo bella,da togliere il fiato.Tra queste rocce, anche su questo mare irreale, anche su queste spiagge di sabbia dorata, anzi proprio qui, si respira l’atmosfera tipica di tutta l’Isola.
Carciofini sottolio

Scegliere carciofini molto piccoli, mondateli tagliando il gambo ed eliminando le foglie dure. Tagliate la parte più alta per eliminare le spine rimaste. Immergeteli per un’ora in acqua fredda con succo di limone. I più grossi si tagliano in quattro parti; fateli bollire in tre quarti di aceto bianco e un quarto di vino bianco, mezzo limone ed un pizzico di sale, per cinque minuti. Controllare che i carciofini non diventino troppo molli. Scolateli e disponeteli ad asciugare su teli per tutta la notte; sistemateli in appositi vasetti, pressandoli; ricoprite d’olio d’oliva ed aggiungete un peperoncino rosso. Consumate dopo 60 giorni.
“Sessanta dì è comu una ita,
e ca vi resci a tantu aspittà;
lu più chi li dogu è una chita:
no volaria chi si possini guastà.”

giovedì, gennaio 05, 2006

FILUFERRU

Significa "fil di ferro". Un'antica leggenda sarda, narra che questo curioso nome nasce in un tempo in cui i contadini distillavano clandestinamente le vinacce. Per tenere segreta questa attività, essi nascondevano gli alambicchi sottoterra, segnando il punto esatto con un pezzetto di fil di ferro, per poter ritrovare in seguito l'attrezzatura. Puro e trasparente, questo distillato di vinacce pregiate, ha un gusto forte e corroborante.
Pane degli sposi

In tutta la Sardegna il matrimonio era l’occasione per una panificazione speciale; tante le tipologie realizzate e assai diverse da paese a paese, anche se accomunate tutte dall’utilizzo di elementi simbolici quali fiori, frutti e uccelli.

Non sempre i pani per nozze avevano forme e decori particolari, in molti casi venivano realizzati i pani giornalieri in maniera più elaborata o i pani festivi arricchiti di simboli legati al matrimonio. Erano delle vere e proprie prove di bravura per le massaie “de manus de oro”, che preparavano un impasto con la migliore farina, da modellare poi in forme ricche, raffinate e decoratissime.

lunedì, gennaio 02, 2006



Pane del Capodanno

Realizzato in ambito agro-pastorale per l’inizio dell’anno, rappresentava il lavoro nei campi o nell’ovile; con finalità apotropaiche venivano spezzati ritualmente dal capofamiglia per essere distribuiti ai famigliari e ai dipendenti.