lunedì, febbraio 06, 2006









I Mamuthones hanno il volto coperto da una maschera tragica, dall’aspetto quasi grottesco, dipinta di nero e scolpita in legno dolce. Hanno anche la testa coperta da un fazzoletto violaceo legata sotto il mento e indossano gli abiti tradizionali del pastore, ma portano al rovescio la giacca di pelle di pecora nera, alla quale sono legati da trenta a quaranta campanacci, ben trenta chili.
Video vestizione: http://www.lamiasardegna.it/web/000/foto.asp?url=410/017-320
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L’Issocadore, il cui nome deriva da “sa soca”, la corda usata per catturare gli spettatori, ha un aspetto ovviamente più vivace: sopra la camicia di tela bianca, indossa al rovescio un corpetto rosso di tipo femminile. Bianchi sono anche, ma non sempre, i pantaloni. Sul capo, la tipica “berritta” nera sarda.
Video vestizione: http://www.lamiasardegna.it/web/000/foto.asp?url=410/020-320




Escono per le vie di Mamoiada i dodici Mamuthones, sfilano ordinati su due file tentando di rispettare (riuscendoci), con i loro lenti movimenti alternati a scatti improvvisi, delicate simmetrie. Si muovono invece con maggiore libertà gli otto Issocadore: procedono all’esterno delle due file di Mamuthones, mantenendo il loro passo, senza però fare il tipico saltello. Poi si spostano di scatto, vanno verso il pubblico, catturano alcuni spettatori con il loro “saco”. Per chi rimane imbrigliato, è segno di buon auspicio. A sera, quando la processione è finita, per le vie di Mamoiada si fa festa grande fino a notte fonda: come l’esplosione di gioia dopo la paura, quasi fosse la liberazione di un incubo.

Video: http://www.lamiasardegna.it/web/000/foto.asp?url=410/028-320

domenica, febbraio 05, 2006

Oristano

Oristano emerge dalla pianura della valle del Tirso, mescolando le sue case ai forti vitigni della Vernaccia, in mezzo agli stagni pescosi che costellano tutta la zona ampia del retroterra antistante il golfo, limitato a nord dalla favolosa penisola dei Sinis ed dal sud dal Capo Frasca. È una città assolata, dalle luci nette e dalle ombre dense, che riesce a suggestionare il visitatore per quell’atmosfera quasi esotica, con le palme e con le cupole piastrellate delle sue chiese, con le antiche case edificate con le pietre provenienti da Tharros, con i muri di mattoni di argilla cruda delle abitazioni periferiche, che con gli squarci fiammeggianti dei sui tramonti irripetibili. È qui, fra queste strade battute dal sole, fra queste mura, fra questi palazzi vetusti che si è scritta una parola decisiva nel corso della storia sarda. Oggi, la grossa borgata di un tempo si presenta come una città moderna, attrezzata, piena di vita e pulsante di attività, per questo l’ultima conquista di Oristano, é stata l’elevazione a Provincia.

venerdì, febbraio 03, 2006

Le spericolate, selvagge acrobazie a cavallo della Sartiglia.

La Sartiglia nel carnevale di Oristano è una corsa selvaggia ed emozionante. L’origine è una giostra militare saracena, appresa forse dai cavalieri cristiani della seconda crociata e importata in Europa nel XII secolo. Gli oristanesi se ne innamorarono quando videro le evoluzioni dei soldati di Pietro D’Aragona, nel 1323, coi quali dovettero vivere i nove lunghi mesi dell’assedio stretto attorno a Villa di Chiesa. Il nome è di derivazione spagnola, e per un secolo e mezzo, quella giostra così emozionante restò un gioco riservato ai cavalieri d’alto rango. Poi, col passare dei decenni, entrò nelle tradizioni del Carnevale e comparvero le maschere, forse per l’odio profondo che gli oristanesi avevano maturato nei confronti del dominio aragonese. E la partecipazione fu estesa a chiunque fosse in grado di compiere le spericolate acrobazie a cavallo, che ne sono l’aspetto più caratterizzante. La storia di Oristano d’altronde sembra essere rappresentata dal cavallo. Le altre due grandi manifestazioni folcloristiche della provincia, l’Ardia di Sedilo e “Sa carrela è nanti” di Santu Lussurgiu, non sono che emozionanti tornei per cavalieri mascherati per le vie del centro storico. In queste corse folli su percorsi mozzafiato si mettono in mostra giovani che spesso diventano i protagonisti del celebre Palio di Siena. Giovani di straordinaria abilità e prestanza, nati e cresciuti coi cavalli e capaci di compiere con essi qualsiasi impresa.

mercoledì, febbraio 01, 2006



I murales politici di Orgosolo

Fra le caratteristiche stradine del centro storico di Orgosolo si possono ammirare i famosi murales dipinti sulle antiche abitazioni alla fine degl’anni sessanta, in genere l’argomento sociale e politico, come quello rappresentato qui sopra; oppure altrettanto apprezzate, sono le linde case, intonacate di tenui colori pastello, con le loro porte e finestre intonacate nel bianco della calce.

lunedì, gennaio 30, 2006



La famosa roccia che sembra un Orso

Capo d’Orso: è questo il nome che, da secoli, viene data alla roccia granitica, alta sul promontorio che si affaccia sul mare di Palau e sullo sfondo di Caprera. La roccia, erosa dalle intemperie e dal vento, vista da lontano, ha una straordinaria somiglianza con un plantigrado dal capo rivolto verso il mare. La singolare “scultura” è la classica meta di escursionisti e fotografi dilettanti, provenienti da Palau, importante centro turistico, dotata di un’ottima ricettività alberghiera. Palau è anche il punto di imbarco dei traghetti in partenza per l’arcipelago della Maddalena.
C’è anche il pane Carasàu: è per l’esportazione

Il tipico pane “Carasàu” o “asàdu”, a sfoglia sottile come carta, biscottato, ridotto in strati quasi trasparenti, e anche decorati in particolari occasioni. È usato soprattutto nell’area settentrionale e nei paesi di montagna, quelli ad economia prettamente pastorale. Centri di maggiore produzione del “Carasàu”, ora confezionato per l’esportazione, sono sia nel Nuorese sia nei paesi del Logudoro.


domenica, gennaio 29, 2006


Pani di Pasqua

In occasione della Pasqua si realizzano numerosi pani decorati, alcuni con i simboli della Passione del Cristo, altri fioriti e con l’uovo a simboleggiare la Resurrezione.
La spiaggia più Sportiva

A Porto Pollo tira sempre il vento. E qui si danno appuntamento i surfisti di tutta Europa, indipendentemente dalla stagione. L’insenatura che i sardi confidenzialmente chiamano Porto Puddu giace alla foce del fiume Liscia, sulla costa nord, a 4 km da Palau (Ss). Teatro del windsurf professionale e amatoriale, dove il suo successo all’istmo di sabbia dorata che si allunga verso l’isola dei Gabbiani, creando due mari delle diverse qualità: se da una parte l’acqua è calma, dall’altra è mossa, e viceversa. Quindi, qualunque sia la condizione metereorologica, sono garantite sia l’indispensabile spinta alle vele, sia acque ferme ai bagnanti.
La spiaggia più Esotica

Bianca come borotalco, Brandinchi è una delle spiagge che meritano il soprannome “Tahiti”. La profonda insenatura, delimitata da una catena di dune su cui crescono i cigli selvatici e abbracciata da una pineta, si trova ha 8 km da San Teodoro, sotto la penisola di Capo Coda Cavallo, ancora Gallura nonostante si già provincia di Nuoro. I fondali bassi e sabbiosi, mettono in evidenza le trasparenza marine, che dall’azzurro chiaro virano al blu intenso, dando l’impressione di una spiaggia tropicale. All’orizzonte, la sagoma montuosa dell’isola di Tavolara, la cui mole, alta 500 metri, compare dietro il promontorio di Capo Coda Cavallo. Brandinchi è il regno dei bambini perché l’acqua, oltre che bassa, è quasi sempre calma, spesso immobile come quella della piscina. Dietro il cordone di dune che separa la spiaggia dal mare c’è uno stagno, oasi naturalistica nonché dimora di molte specie di uccelli d’acqua, compresi i fenicotteri rosa.